MUSICA E VINO
Enopassioni
Che il vino sia musica e insieme poesia è un dato che forse tutti conosciamo. Che il vino stimoli a scrivere bella musica e belle parole anche. Un buon bicchiere di vino è sicuramente un ottimo accompagno a una bella canzone in relax. La musica nel vino, ma anche il vino nella musica. Non sono poche le canzoni in Italia e in tutto il mondo che il vino lo hanno proprio celebrato dedicandogli il titolo, il testo, o semplicemente canzoni che parlano di vino nel loro testo. Di seguito testi di brani più o meno famosi che il vino ce l’hanno “nel cuore”. Una sorta di playlist tematica che sicuramente potrà essere arricchita anche da altri contenuti che per ora sono sfuggiti. Insomma, è solo un piccolo assaggio, anzi l’aperitivo..
Il vino nel titolo:
“20 bottiglie di vino” - Bandabardò
“Canti di miniere, amore, vino e anarchia” - S. Cristicchi
“Canzone del vino” – D. Riondino
“Di vino”- Marta sui Tubi
“God of wine” - Third Eye Blind
“Il pane, il vino e la visione” – S. Cammariere
“Il primo bicchiere di vino” – S. Endrigo
“Il Vino” - E. Nigiotti
“Il vino” -
“Il vino” – M. D’Ambrosio
“Il Vino” – P. Ciampi
“In vino veritas” - Both
“La festa del vino” - v
“
“Lose vino” – G. Bregovic
“Marcellino pane e vino” – G. Cinquetti
“Mujeres y vino” - J. Calamaro
“Red, red wine” - UB40
“Spirito di Vino” - Zucchero
“Take Away The Wine” - Cradle Of Filth
“Vino amaro” - G. Nazzaro
“Vino bianco, vino nero” – F. Califano
“Vino de amor” – A. Williams
“Vino di fragole” - L. Ego
“Vino Dinero y Amor” – E. Presley
“Vino divino” – R. Casale
“Vino sei d’amore” – L. Battisti
“Vino, te astept” - C. Stratan
Il vino nel testo:
“Bacco perbacco” - Zucchero
“Baci da Pompei” - F. De Gregori
“Brutta gente” - E. Jannacci
“Camera a sud” - V. Capossela
“Canzone di notte” - F. Guccini
“Canzone per Francesco” - R. Vecchioni
“Carmina Burana” - Carl Orff
“Caro il mio Francesco” - Ligabue
“Dio è morto” - Nomadi
“Dio mio no” - Margo
“Felicità” - Albano
“Festa di mare” - F. Concato
“Figaro” - R. Zero
“Fragole buone buone” - L. Carboni
“Il bar della rabbia” - Mannarino
“Il cigno dell’amore” - Mina
“Il frate” - F. Guccini
“Il libro in una mano, la bomba nell’altra” - Negrita
“Il senso di ogni cosa” - F. Moro
“Il suonatore Jones” - F. De Andrè
“L’avvelenata” - F. Guccini
“L’ubriaco” - F. Guccini
“La città vecchia” - F. De Andrè
“La città vecchia” - F. De Andrè
“La pioggia di Marzo” - I. Fossati
“La sbornia” - I Gufi
“La società dei magnaccioni - Roma Lyrics
“Lacio Drom” - Litfiba
“Laila, Laila” - A. Branduardi
“Lumaritiello” - S. Tony
“Luna” - G. Togni
“Maledetta primavera” - Mina
“Otra Vida” – F. Battiato
“Samarcanda” - R. Vecchioni
“Sarà l’età” - L. Barbarossa
“Se ti tagliassero a pezzetti” - F. De Andrè
“Sono qui per l’amore” - Ligabue
“Strada sterrata” - Irene Grandi
“Ti amo” - U. Tozzi
“Un blasfemo” - F. De Andrè
“Un fiume in piena” - L. Battisti
“Verità da marciapiede” – A. Celentano
“Via Paolo Fabbri
Primo Salone degli inganni a tavola
Roma. Dalle mozzarelle senza latte al concentrato di pomodoro cinese avariato e "spacciato" come Made in Italy fino al prosciutto ottenuto da maiali olandesi e venduto come nazionale con tanto di fascia tricolore, ma anche grandi marchi di vini contraffatti, olio di semi imbottigliato come extravergine o Chianti prodotto in California.
Sono questi alcune curiosità esposte nel "Salone degli inganni", aperto dal presidente della Coldiretti Sergio Marini a Palazzo Rospigliosi a Roma in occasione della presentazione del primo Rapporto sui crimini agroalimentari in Italia, realizzata da Coldiretti e Eurispes. Si va dai reperti sequestrati nell'ambito delle operazioni antifrode delle forze dell'ordine Carabinieri dei Nas, il Corpo Forestale dello Stato e l'Ispettorato Repressioni e Frodi come il vino con marchi inesistenti o il miele con l'aggiunta illegale di zucchero, agli inganni scovati dalla Coldiretti in Italia e all'estero. In Italia sono state importati 63 milioni di cosce di maiali dall'estero, a fronte di una produzione di 26 milioni di cosce. Questo significa che tre prosciutti su quattro venduti in Italia derivano da maiale allevati all'estero, anche se agli occhi del consumatore sembrano tutti italiani. Secondo i dati forniti dalla Coldiretti inoltre ben una mozzarella su quattro non deriva direttamente dal latte ma da cagliate, un semilavorato industriale spesso importato dall'estero, come pure i formaggini che sono stati ottenuti da polvere di caseina e formaggi fusi. La situazione non migliora nel comparto vegetale dopo che nel 2010 - secondo la Coldiretti - sono stati importati ben 115 milioni di chili di concentrato di pomodoro, il 15 per cento della produzione nazionale, destinati ad essere esportati come Made in Italy. E proprio concentrato di pomodoro cinese è stato sequestrato dai carabinieri dei Nas, che hanno messo a segno operazioni che riguardano anche olio di semi con l'aggiunta di clorofilla spacciato per olio extravergine d'oliva, miele contraffatto con l'aggiunta di zucchero pronto per essere venduto come miele italiano con gravi rischi per la salute nel caso di consumo da parte di inconsapevoli acquirenti diabetici. E non mancano neppure falsi prosciutti di Parma Dop. Latte, biscotti e succhi cinesi contenenti melamina e, dunque, pericolosi per la salute dopo lo scandalo che in Cina ha portato alla morte di numerosi bambini, sono stati scoperti dagli uomini del Corpo Forestale di Stato, i quali hanno sequestrato anche prodotti di qualità contraffatti come la Mozzarella di Bufala Dop, l'aceto balsamico di Modena Igp o il pregiato vino Amarone Doc. L'Ispettorato centrale per la repressione delle frodi ha invece portato alla luce false bottiglie di vino Chianti e barattoli di pomodoro San Marzano fasulli, e persino bottiglie di vino con il nome di ditte inesistenti. Ma, sottolinea Coldiretti, a fare danni è anche il fenomeno dell'italian sounding, i prodotti che ricordano nel nome o nella confezione il Made in Italy che non hanno nulla a che fare con il sistema produttivo nazionale. Un giro d'affari che supera i 60 miliardi di euro all'anno (164mln al giorno), due volte e mezzo il valore dell'export agroalimentare. Secondo il rapporto Coldiretti-Eurispes, per riportare in pari la bilancia del commercio con l'estero basterebbe recuperare quote di mercato per appena il 6,5% del valore dell'italian sounding. Alcuni esempi di questo fenomeno sono stati esposti nel Salone degli inganni allestito da Coldiretti a Palazzo Rospigliosi. Si va dal Pesto spicy thai proveniente dalla Thailandia all'olio Pompeian oil prodotto in Usa, dal vino Chianti fatto nella Napa Valley, in California, al formaggio Queso Mozzarella statunitense, fino al Parma Salami messicano. Tutti esempi di prodotti richiamanti il Made in Italy ma che – conclude la Coldiretti - non hanno nulla a che fare con il vero prodotto italiano.
Gli inganni a tavola:
· il 33 per cento dei prodotti agroalimentari venduti in Italia ed esportati (per un valore di 51 miliardi di euro) deriva da materie prime importate e rivendute col marchio Made in Italy;
· 3 prosciutti su 4 sono ottenuti da maiali stranieri ma non si vede;
· 1 mozzarella su 4 non è ottenuta direttamente dal latte ma da cagliate spesso importate;
· Formaggini sono spesso prodotti da polvere di caseina e formaggi fusi;
· 2 prodotti alimentari di tipo italiano su 3 all'estero sono imitazioni;
GP
Enologia estrema
Cold soak e congelamento del mosto con ghiaccio secco rappresentano strumenti efficaci e già utilizzati ma la nuova frontiera è l'utilizzo di campi elettrici pulsanti
E' noto che l’applicazione della macerazione prefermentativa a bassa temperatura (cold soak) è utile per migliorare la composizione aromatica dei bianchi e si è rilevato un trattamento efficace anche per aumentare la concentrazione di proantocianidine per alcuni vitigni. Allo stesso modo il congelamento del mosto con ghiaccio secco rappresenta un utile strumento per il controllo della fermentazione alcolica.
Si tratta però di strumenti che vengono considerati superati, la nuova frontiera dell'enologia estrema sono i campi magnetici pulsanti.
Scariche elettriche ad alta tensione ad effetto pulsante (PEF) in soluzioni acquose di vari alimenti (succo di mele, latte parzialmente sgrassato, uova, minestra di piselli) determinano un significativo effetto sui microrganismi presenti, con apprezzabile aumento della shelf-life. Il trattamento comporta l'utilizzo di tensioni elevate (20÷80 kV) e determina alterazione della membrane delle cellule batteriche con loro lisi. I trattamenti sono estremamente brevi, dell'ordine di microsecondi, e l'aumento di temperatura è modesto, dell'ordine di 2÷5 °C in funzione dell'apparecchiatura utilizzata.
Una notevole varietà di microrganismi risulta inattivata, compresi Escherichia coli O157:H7, Salmonella spp. Staphylococcus aureus, Lactobacillus spp. Bacillus subtilis, Saccharomyces cerevisiae, Klebsiella pneumoniae, Pseudomonas aeruginosa, Pseudomonas fluorescens, Listeria monocytogenes e Zygosaccharomyces bailii. Le spore sono in genere resistenti ai campi elettrici pulsanti, quindi l'efficacia è limitata e per ottenere un effetto completo il loro utilizzo va abbinato ad altri trattamenti.
Se questa tecnica veniva utilizzata essenzialmente come alternativa alla pastorizzazione, oggi, l'enologia ne può trarre vantaggio anche per effetti collaterali. Trattamenti a campi elettrici pulsanti sono stati applicati per aumentare il contenuto di polifenoli di vini rossi giovani vinificati da uve Aglianico e Piedirosso.
Prima della fermentazione e macerazione le bucce di uva venivano trattate con diverse intensità di PEF (da 0.5 a 1.5 kV/cm input di energia da 1 a 50 kJ/kg), con una caratterizzazione della permeabilità tramite misurazioni di impedenza elettrica.
Inoltre, le cinetiche di rilascio dei polifenoli totali e degli antociani erano caratterizzate durante la fase di macerazione rispettivamente da metodi spettroscopici e colorimetrici Folin−Ciocalteu.
Infine si analizzava l’acidità totale, il pH gli zuccheri riducenti, l’intensità del colore, il contenuto di polifenoli totali e di antociani, l’attività antiossidante e la composizione dei composti volatili del vino dopo la pressatura.
I trattamenti PEF sulle uve Aglianico inducevano un aumento significativo del rilascio di polifenoli (+20%) e di antociani (+75%), migliorando l’intensità del colore (+20%) e l’attività antiossidante del vino (+20%) mantenendo le caratteristiche organolettiche invariate.
Al contrario, si è osservato un impatto minore sulle cinetiche di rilascio dei polifenoli sulle uve Piedirosso, nonostante il significativo grado di permeabilizzazione delle membrane cellulari.
La classifica delle migliori enoteche online secondo la Scuola di Management di Bordeaux.
LA SARDEGNA TRA I TOP BRAND DELL’ENOLOGIA ITALIANA.
ARGIOLAS ENTRA NEI GRANDI MARCHI.
La Sardegna entra per la prima volta nel palmares dei top brand più rappresentativi del made in italy enologico, riuniti nell’Istituto del vino Grandi Marchi e lo fa con le Cantine Argiolas di Serdiana (Cagliari).
La decisione è stata deliberata oggi nel corso dell’assemblea dei soci dell’Istituto che, con le sue 19 aziende, vale 400 milioni di euro di fatturato complessivo dei quali il 60% realizzati all’estero.
Con l’ingresso di Argiolas, l’associazione Grandi Marchi raggiunge quota 8% del valore dell’export-Italia del vino imbottigliato, in rappresentanza di 12 regioni italiane e di oltre 3300 anni di storia vitivinicola del nostro Paese.
Argiolas, nata nel 1938, è oggi guidata dalla terza generazione e nei suoi 250 ettari di vigneti a sud della Sardegna produce ogni anno 2 milioni di bottiglie di cui il 35% destinate all’export (USA, Germania, Russia e Svizzera).
Per Franco Argiolas, AD dell’omonima Cantina: “Il nostro ingresso nell’Istituto Grandi Marchi dimostra che la Sardegna del vino non solo è cresciuta molto dal punto di vista qualitativo, ma ha ancora grandi potenzialità di crescita. Per questo – conclude Argiolas – il nostro ingresso nei Grandi Marchi segna una autorevole opportunità per far conoscere la nostra terra e per conquistare nuovi mercati internazionali”.
“L’ingresso di Argiolas nei Grandi Marchi, a 7 anni dalla costituzione dell’associazione, rappresenta un evento eccezionale”. Così il presidente Piero Antinori, commentando la delibera, che ha aggiunto: “L’istituto, infatti, è composto da un gruppo di aziende dalla forte personalità e caratterizzazione individuale che ha però dimostrato, negli anni, di saper lavorare insieme garantendo una presenza costante sui mercati internazionali, contribuendo a rafforzare l’immagine e la dinamicità del vino italiano nel mondo”. Inoltre, ha concluso Antinori “L’aver accettato la candidatura di Argiolas valorizza ulteriormente la nostra presenza in Sardegna, dove siamo impegnati in un progetto ambientale di rimboschimento delle foreste di sughero, elemento irrinunciabile per sigillare il vino di qualità”.
Istituto del vino italiano Grandi Marchi: Alois Lageder, Argiolas, Biondi Santi Greppo, Cà del Bosco, Michele Chiarlo, Carpenè Malvolti, Donnafugata, Ambrogio e Giovanni Folonari, Gaja, Jermann, Lungarotti, Masi, Marchesi Antinori, Mastroberardino, Pio Cesare, Rivera, Tasca D’Almerita, Tenuta San Guido, Umani Ronchi.
Seminari plurididattici Prato 22-24 ottobre 2011
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